Rivista "Mondo Sommerso" Novembre 2006 n° 11
Rovine in fondo al LAGO ma il lago c’è davvero?
Testo
di Sabrina Monella
Foto
di Franco Banfi
Stiamo percorrendo la strada statale 153
quando Dante mi dice: “Siamo arrivati”. Ma il lago dov’è? non
lo vedo! Occorre voltare per una breve stradina fra i campi
con le spighe del grano mosse dalla brezza, che sembrano
onde del mare verdi, mescolate ai papaveri rosso acceso,
costeggiare una recinzione coperta dall'alternanza di rovi
smeraldini e rose selvatiche bianco rosate, oltrepassare un
gorgogliante ruscello di acqua sorgiva che si getta in un fontanile
in pietra, un filare di pioppi, salici, ontani... poi la distesa
dell'acqua si rileva. Ed allora resto senza fiato. Per quella
trasparenza attraverso cui ammiro la collocazione urbanistica
delle costruzioni medievali sommerse, i muretti di pietra,
le linee esterne e le pareti interne degli edifici, i resti
dei viottoli di selciato che collegavano i due impianti,
gli scheletri delle piante sommerse, con i rami protesi
orizzontalmente, in una posizione innaturale. Credo che
questo sia il lago più trasparente che io abbia mai visto,
probabilmente uno dei più trasparenti d'Europa, anche
considerando i tanti anni di esperienza alle spalle e
tante immersioni effettuate nei laghetti glaciali alpini,
e sorge spontaneo il confronto con il contenuto della
bottiglietta d'acqua minerale che ho acquistato poco fa,
nel bar dell'autostrada. In pochi attimi, sono passata
dall'ammirare I'arcobaleno rosso papavero-verde spiga
della piana del Tirino, che sembra un sogno ed è realtà,
allo splendore trasparente-turchese del lago di Capo
d'Acqua, che è realtà e contemporaneamente è sogno,
leggenda pura. Piccolo, di un azzurro chiaro e brillante,
il laghetto ha una forma irregolare, trattenuto
come nel palmo di una mano. Di proprietà privata,
esso si trova a circa 300 metri slm, all'interno
del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,
ed è alimentato da molte sorgenti in superficie e
altrettante sommerse. Lentamente, l'acqua sorgiva che
attraversa il substrato carsico di Campo Imperatore -
il più vasto altopiano carsico d'Europa a 1.800 metri
di quota - si arricchisce di minerali e alimenta il
bacino, sgorgando da sorgenti sommerse, fra il selciato
di quegli antichi viottoli che un tempo erano percorsi
da contadini ed animali da soma, che portavano il loro
prezioso carico di granaglie alle macine dei mulini. La
possibilità di sfruttare la forza motrice dell'acqua
attraverso la costruzione di canali a diretto contatto
con lo scorrimento dei corsi d'acqua, nei secoli scorsi
ha permesso lo sviluppo di una serie attività, la nascita
di opifici che assicuravano un labile benessere
agli abitanti di queste terre isolate. Per questo,
i mulini ad acqua costituirono, un tempo, uno dei
perni dell'economia locale. Poi le diminuite richieste
d'uso, I'introduzione di mulini a cilindri elettrici,
il decremento della portata dei corsi d'acqua e quindi
la mancanza di energia, hanno costretto ad abbandonare
queste strutture. Dante mi riporta alla quotidianità, E
un generoso anfitrione ed ha in serbo per noi varie
sorprese che tutti apprezzeremo: per prima cosa, ha
avvisato un vicino ristorante che, nonostante I'orario
inconsueto, ci ha accolto a braccia aperte. Mangiamo
sulla veranda prospiciente i prati fioriti: il profumo
dei fiori di campo e delle erbe selvatiche si fonde con
gli aromi della tavola imbandita... ed E un invito a nozze.
SOSPESI NEL PASSATO
Pinneggiamo verso il cuore del laghetto, in direzione
del primo mulino, che è il più integro, anche se mancano
le pale. Ed allora il sogno ricomincia: mentre poco fa era
solamente la mia vista che pareva essere stordita. ora
tutti i miei sensi sembrano essere andati contemporaneamente
in tilt. Quest'acqua è limpida come quella che disseta sotto
il solleone, fresca e piacevole, mi sembra di essere sospesa
nel nulla, come un astronauta all'interno della navicella
spaziale. Quest'acqua è impalpabile come I'aria, fluida
come la seta. fresca come una nota cristallina... e
conserva e ci svela un segreto antico: le mura medievali.
Tutto è curato nel dettaglio, con architetture che uniscono
la ricerca della bellezza e dell'armonia a quella di
un'estrema funzionalità. Ci sono passaggi, scorci,
archi e forme architettoniche che sono molto suggestivi,
si ergono su uno sfondo azzurro. come se fossero
ancora emersi, come se un cielo terso e frizzante
fosse il loro naturale palcoscenico. Esploriamo i
resti del mulino, notiamo una vasca di contenimento
dell'acqua, mentre alcuni tronchi d'albero levigati
dal tempo si alzano dal fondo, aumentando la stranezza
del luogo. Sto nuotando fra le costruzioni di un
villaggio che sembra ancora vivo, abbandonato da poco.
Pochissime alghe e nessun sedimento si sono attaccati
alle mura a secco, che hanno conservato la loro policromia,
i loro interstizi, la sovrapposizione, e cosi sembrano
ancora attuali. E’ intensa la tentazione di mettermi
in posizione verticale per far parte di questo piccolo
quartiere, come se stessi camminando: mi trattiene
solamente la consapevolezza del sedimento che si è
depositato sul fondo e che ogni gesto incontrollato
può sollevare, intorbidando quest'acqua magica.
Vietato anche appoggiarsi alle pietre, perchè alcuni
dei massi di copertura sono semplicemente appoggiati
e potrebbero precipitare per un nonnulla.
Girovagando fra queste meraviglie, mi sembra
strano non incrociare alcun vecchio abitante,
alcuna presenza umana: il panorama è cosi completo
ed ampio da non credere che sia ovviamente disabitato.
Dante parlava di quaranta metri di visibilità, ed
effettivamente il mio sguardo si perde davvero lontano.
Nuotiamo verso destra in direzione di un ex colorificio:
I'ambiente E caratterizzato da piante acquatiche di
un verde molto chiaro, che formano intricati ammassi
vegetali: un soffice tappeto erboso che cela
completamente il fondale e le gustose trote fario
che vi cercano nascondiglio. Ci sono anche
lunghissimi filamenti di alghe ravvicinate,
simili a sottili canne di bambù, che formano
cespugli molto alti e separati uno dall'altro.
Ora siamo nei pressi del colorificio, che è solo
parzialmente sommerso dall'acqua e conserva tutta
la maestosità della sua costruzione. Un folto
tappeto di alghe color smeraldo lo ha circondato,
come se fosse il prato del giardino. Ma oggi non
c'è più tempo di continuare questa esplorazione
fantastica: distratti dalla bellezza che ci
circonda e dalla bassa profondità, non ci siamo
accorti di essere in acqua da ben più di un'ora
e la nostra riserva d'aria si sta esaurendo. Il
punto di uscita è poco distante e con una breve
pinneggiata in superficie, che mi permette di
ammirare le verdi colline che circondano
il laghetto, raggiungiamo gli amici che ci
attendono stesi sull'erba, godendosi un caldo
sole primaverile. Abbiamo trascorso una giornata
davvero ricca di natura, arte e cultura che si ripeterà
il giorno successivo, quando ci dedicheremo all'esplorazione
del secondo mulino sommerso. L’indomani entriamo in acqua,
facendo attenzione a non sollevare sospensione. lungo la riva:
effettivamente non c'è una parete vera e propria, ma passiamo
gradualmente e con lievissima pendenza dalla linea di costa
al fondo del lago. Percorrendo il tragitto che ci separa
dal mulino, incontriamo diversi gorgoglii di bolle, i
punti in cui la falda acquifera emerge, ciò che rende
Capo d'Acqua cosi trasparente. Le mura del secondo mulino
ci appaiono da lontano: in condizioni peggiori del primo,
ma sono ben visibili le pale, parzialmente coperte dal sedimento.
Qui gli spunti fotografici non sono molti, i muretti a secco
sono più bassi e molto danneggiati, ma conservano un loro
fascino. Decidiamo di dare un'occhiata lungo la costa
nella speranza d'incontrare qualche trota fario, e
raggiungiamo la piccola diga che ha originato questo
invaso, nato nella seconda metà degli anni Sessanta come
riserva idrica per I'irrigazione dei terreni circostanti;
oggi è utilizzato anche dall'Enel per alimentare una centrale
idroelettrica. Beh, chi di noi si sarebbe aspettato di poter
godere di esperienze tanto varie ed emozionanti nello spazio
temporale di un solo week-end!
Franco Banfi e Sabrina Monella
Fonte:
Rivista "Mondo Sommerso" Novembre 2006 n°
11
Le foto