Rivista DEEP Risista dei subacquei per i subacquei
Luglio/Agosto 2005 n° 40
Il lago delle favole
Incredibili immersioni fra Gran
Sasso e la Maiella
Denis Palbiani
Dopo essere venuto a conoscenza di
questo incredibile posto da un servizio su una rivista
subacquea, ho immediatamente preso contatti con il
responsabile, un certo Dante Cetrioli. Dante, oltre ad
essere una persona simpatica, è anche estremamente
disponibile.
Incaricato da vari enti, da cui
dipende il lago di Capo D'Acqua, trovandosi sul
territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e monti
della Laga, egli gestisce la parte subacquea, vigilando
e accompagnando chiunque desideri immergersi in questo
luogo incantato. Il servizio mostrava il lago come nulla
di particolare, non evidenziando la vera eccezionalità
del luogo, che onestamente intravedo tra le righe.
dopo un veloce scambio di e-mail
con Dante ho deciso subito di fare la spedizione, vista
la mia crescente curiosità nel voler vedere cose e
luoghi nuovi ma sopratutto insoliti, e questo ne aveva
tutti i presupposti.
L'appuntamento è previsto per il
week-end. In questi casi preferisco muovermi da solo
considerando i miei problemi a livello di sospensione.
Unica eccezione giusto per dare le
proporzioni delle cose e cercando di arricchire
l'immagine era l'inserimento di un modello nella
simulata esplorazione dei vari punti. Avevo programmato
di immergermi quasi a metà pomeriggio del sabato
effettuando due immersioni e altrettante il mattino
seguente della domenica proprio per avere il sole in due
posizioni completamente differenti.
Sebbene le previsioni dessero
pioggia, la fortuna è stata dalla nostra parte. Sole per
tutte e quattro le immersioni.
Essendo arrivato con tre ore di
anticipo, ho avuto modo di ammirare la fantastica
cornice che si trova attorno alla valle dove è sito il
piccolo Lago di Capo D'Acqua. Lo stesso Comune di
Capestrano di cui fa parte il Lago si trova sulla
facciata della montagna di fronte.
Le varie costruzioni antiche del
paese compreso l'antico castello si specchiano sulla
superficie del lago. tutt'attorno alte vette, a tratti
aspre con piccoli paesini o ruderi arroccati sulle cime
stesse, ma ugualmente affascinanti: tra tutte spicca il
Gran Sasso d'Italia verso nord e la Maiella verso sud.
Dalla zona stessa del Gran Sasso e
precisamente da Campo Imperatore, arrivano le falde
delle varie sorgenti che alimentano il piccolo Lago di
Capo D'Acqua, le cui acque proseguendo creano poi il
famoso per le acque purissime fiume Tirino. Ma
finalmente è arrivata l'ora di incontrarmi con Dante.
Dopo esserci scambiati saluti e
informazioni, entrambi siamo ansiosi. io di immergermi,
lui, amante e custode di questo scrigno, di dimostrarmi
ciò che si cela sotto la superficie.
Non potendomi accompagnare
personalmente solo per oggi, mi fa guidare da un altro
ragazzo di nome Pier Paolo.
Pur avendo letto della buona
visibilità del lago ma avendo anche visto in altri laghi
quanto possa essere talmente variabile, non ero
particolarmente ottimista in merito.
Finalmente ci immergiamo!
Scendiamo dalla riva, alla fine di
un prato e subito alziamo molta sospensione, ma non
appena riusciamo a galleggiare tenendo fuori la testa ci
portiamo verso il centro del laghetto per circa una
trentina di metri, quasi praticamente sulla
perpendicolare dei resti di uno dei due antichi mulini.
Pier Paolo mi segue pronto ad
entrare in azione se necessario. Quindi lentamente
sgonfio muta e jacket passando dalla visuale del verde e
dei monti attorno all'incredibile blu dell'acqua. Giusto
in tempo di essere sotto pochi centimetri e di sentire
la chiusura dei timpani al mondo esterno, e di passare a
quella altrettanto famigliare del rumore delle bolle che
escono dall'erogatore, per ritrovarmi letteralmente
immerso in una fiaba. Pur essendo in parte preparato,
non immaginavo di poter arrivare a tanto.
La fantastica limpidezza dell'acqua
era veramente mozzafiato. Muri di sasso con volti,
gradini, passaggi, ponticelli si estendevano per almeno
altre trenta metri su un fondale luminosissimo, a tratti
biancastro come la roccia stessa delle pietre che
formavano tutte le costruzioni dell'antico mulino
medievale.
Contornato e abbellito da piante
acquatiche verdissime e rigogliose, che evidenziavano
ulteriormente queste possenti mura, il tutto avvolto da
un'acqua cristallina che grazie alla propria limpidezza
e alla luce del sole acquisiva un eccezionale colore
blu. Non avendo mai visto nulla di simile. Pertanto
risulta difficile se non impossibile trasmettere ciò che
stavo vedendo sotto di me. Mi trovavo lì sotto come
dentro ad un paesaggio fantastico, quelli dei dipinti
del '700 con rovine di città sperdute avvolte nella
foresta.
A tratti si alternavano grossi muri
rigorosamente in sasso con altri più piccoli che
scorrevano sul fondo in varie direzioni. Questi un tempo
servivano a circoscrivere il mulino e a convogliare e
deviare l'acqua che arrivava sulle pale.
I massi dei muri erano estremamente
puliti, evidentemente non si attaccava nessuna alga,
lasciando le pietre brillanti con i raggi del sole che
creavano bellissimi giochi di luce su di essi. A lato di
alcune pareti svettano come fantasmi bianchi i tronchi
biancastri, perchè privi della corteccia, di diverse
piante che un tempo vivevano rigogliose accanto ad essi.
Più lontano vicino ad un muro vedo una grossa trota, che
appoggiata sul fondo non sembra neanche essere in acqua
e che appena mi vede si dilegua tra le folte oasi di
piante. Fotografo a destra e a sinistra, cercando di
limitare i danni creati dalla sospensione che appena ci
si appoggia immediatamente si solleva, come la nebbia in
autunno che si alza dai canali.
Percorrendo il tragitto che separa
i resti dei due mulini, si incontravano sul fondo
diversi rigogli di bolle. Questi erano alcuni tra i
tanti punti da cui fuoriuscivano le varie sorgenti
d'acqua. Sembra un paesaggio lunare con scheletri di
alberi sdraiati sul fondo, con una parte immersa in uno
strato impalpabile di sedimento. Poco più avanti
l'ultimo mulino, che a differenza del primo è quasi
tutto distrutto a parte qualche muro qua e là.
Si possono ancora vedere le pale
con il passaggio dell'acqua ruotavano trasmettendo il
movimento delle macine.
Verso riva
Portandosi verso la riva si
incontra un bellissimo tappeto di piante acquatiche con
moltissime sfumature di verdi, dove a tratti spuntano
altre piante acquatiche dalla forma di una scopa
rovesciata. Esse svettano dalle altre essendo alte anche
un metro e mezzo.
E' veramente un ambiente fiabesco,
dai colori vivi e intensi, passando dal chiaro delle
rocce alle varie sfumature di verdi delle piante, al blu
intenso dell'acqua.
Vicino alla riva semi immerso si
trova anche il rudere di un antico colorificio sempre
dell'età dei mulini.
Quest'ultimo è stato avvolto sia al
suo interno che attorno da un enorme quantità di piante
acquatiche che ne hanno creato un giardino, come del
resto appare tutto il fondo del lago. L'unicità di
questo posto è indiscutibile, infatti sia in Italia e
forse in altri paesi non ho mai visto foto o documenti
che testimoniassero una simile situazione.
Nonostante vi siano altri posti con
resti di costruzioni sommerse nessuno vanta una tale
limpidezza, essendo quasi sempre limitata a uno o due
metri. Immergersi qui, a Capo D'Acqua, è come tornare
bambini, quando si raccontavano le favole di luoghi
fantastici, ma fortunatamente qui la favola diventa
realtà e noi possiamo farne parte.
Egoisticamente è bellissimo viverlo
da solo per poter veramente immergersi in questo magico
luogo lasciandosi trasportare.
Un particolare ringraziamento a
Dante e al suo staff, che m'ha permesso di vivere questa
fantastica esperienza, con l'auspicio di ripeterla
appena ne avrò l'occasione.
Denis Palbiani
Fonte:
Rivista "DEEP" Luglio/Agosto 2005 n° 40
Le foto