Rivista SUB Aprile 2005 n° 235
Il lago degli antichi mulini
Acque
Dolci
Avventura subacquea in Abruzzo,
alla scoperta di un mondo straordinario
Testo
di Carlo Ravenna
Foto
Di Carlo Ravenna e Sabrina Munzi
E' quello artificiale di Capo
D'Acqua, nella zona del Parco Nazionale del Gran Sasso,
dove la visibilità è veramente eccezionale e dove è
possibile nuotare fra le pareti di pietra, ancora
integre, di costruzioni medioevali che sorgono dal fondo
e servono da rifugio alle trote e ad altri organismi.
Una opportunità soprattutto per i
fotografi, che vi possono realizzare immagini davvero
inconsuete, e per tutti coloro che vogliono fare
esperienze diverse in un ambiente piacevole e
rilassante.
Un appetitoso piatto di pappardelle
al cinghiale, poi una generosa grigliata di carne con
varie pietanze di contorno, il tutto innaffiato da un
quartino di vino rosso della casa. Nono poteva iniziare
meglio questa avventura in Abruzzo, alla scoperta di un
luogo sommerso insolito di cui avevamo sentito parlare
con entusiastici apprezzamenti da alcuni amici che tempo
fa vi erano stati. Per l'esattezza ci troviamo in un
agriturismo vicino al suggestivo abitato di Capestrano,
un pugno di case arroccate a sbalzo su un'altura che
incombe sulla piana del fiume Tirino. Pertanto siamo
nella zona del Parco Nazionale del gran Sasso e Monti
della Laga.
Il Giovane Dante Cetrioli, esperto
e appassionato subacqueo dai modi gentili, lo sguardo
sincero e deciso di chi sa quello che vuole, ha pensato
proprio a tutto per rendere gradevole la nostra
permanenza in questo verde anglo d'Italia.
Domattina di buon'ora inizierà,
infatti, una lunga serie di immersioni che andrà avanti
per tutta la giornata con lo scopo di scoprire e
raccontare gli scorci del sorgivo lago di Capo D'Acqua,
che riceve le fredde e incontaminate dei non lontani
monti del Gran Sasso, il quale geologicamente, è a tutti
un serbatoio che assorbe enormi quantitativi di acqua
piovana e di fusione delle nevi, restituendoli poi
gradualmente nell'arco dell'anno, alle moltissime
sorgenti che gli stanno attorno, fra le quali appunto,
c'è quella di Capo D'Acqua del Tirino, situata a circa
trecentotrenta metri di altezza sul livello del mare.
Già da stasera siamo ansiosi di
avere quante più delucidazioni possibili su questo lago
dalla incredibile visibilità che, pieno di tappeti e
cespugli di alghe lussureggianti, offre ai sub di
qualsiasi livello di esperienza la possibilità di
esplorare due mulini sommersi di epoca medioevale e un
colorificio dello stesso periodo. Dante, che da alcuni
mesi lo ha preso in gestione, dato che si tratta di un
lago privato e recintato, ci mostra allora con
soddisfazione alcune vecchie carte trovate spulciando
nei polverosi scaffali degli archivi comunali alla
ricerca di una documentazione approfondita, che
spiegasse con dovizia di dettagli la genesi del bacino,
in parte artificiale, avvenuta grazie alla costruzione
negli anni sessanta di una diga che avrebbe dovuto
favorire l'irrigazione dei campi. l'invaso oggi è
utilizzato anche dall'ENEL per alimentare una centrale
idroelettrica. In particolare, ci è sembrata molto
interessante una vecchia planimetria in cui è indicata
l'esatta posizione dei due mulini e del colorificio
prima della formazione del bacino.
In realtà tutta l'area attorno ai
mulini era già acquitrinosa per le fuoriuscite d'acqua
dell'immenso sistema acquifero di Campo Imperatore, che
zampillano all'esterno dopo un percorso carsico di circa
venticinque chilometri tra le rocce calcaree delle
vicine montagne. Per un efficace sfruttamento del posto
era però necessario sollevare l'acqua di svariati metri
dalla sorgente di Capo D'Acqua, situata nella posizione
sud - orientale del piano di Ofena - Capestrano, per
giunta nel punto più basso della conca. Cosicché, con la
realizzazione di una diga si formò il laghetto, profondo
una decina di metri in prossimità della cinta muraria e
circa 5 -7 metri nella zona dei due mulini, che
scomparvero alla vista sommersi dall'acqua. Tutto ciò a
grandi linee.
L'Appuntamento per il giorno dopo è
fissato alle 9. Il lago è a un tiro di schioppo
dall'agriturismo, pertanto non occorre fare levatacce.
anche il tempo sembra essere dalla nostra parte, le
previsioni meteo non ci hanno tradito. C'è qualche
nuvola, ma il sole splende forte. Prima di immergerci
andiamo a vedere la diga, che ha un andamento a "C", con
il lago da una parte e il letto del fiume Tirino (Capo
D'Acqua è una delle tre sorgenti del fiume), più in
basso di una decina di metri, dall'altra, Rimaniamo
estasiati per le trasparenze dell'acqua e per i suoi
riflessi color smeraldo, che ben si accostano ai verdi
fluorescenti delle alghe flottanti.
Le sponde sono una esplosione di
specie vegetali, che nascondono quasi ovunque il confine
tra l'acqua e la terra. Diversi tipi di salici, tifa,
spargano, e poi fascinosi popolamenti galleggianti di
ranucolo, e ancora fitti tappeti di sedano d'acqua sono
da per tutto. Notiamo alcune trote fario (salmo
trutta), quelle maculate di rosso sui lati del
corpo, per intenderci. Dante che un tempo c'erano nel
fiume anche moltissimi gamberi autoctoni, oggi
fortemente diminuiti. Una popolazione assai cospicua
viveva anche negli invasi d'acqua dell'attuale lago, in
particolare sotto le arcate del mulino che tra poco
visiteremo, ma poi furono sterminati a causa di una
pesca indiscriminata. Ed è triste sapere che oggi a Capo
D'Acqua sono totalmente scomparsi.
Finalmente andiamo in acqua. Dante
apre il passaggio che conduce in riva al lago, a pochi
metri dall'auto. Nelle immediate vicinanze c'è una
sorgente, che finisce in un fontanile. La rete di
recinzione non è ovunque integra, e la spiegazione ci
sorprende: sono stati i cinghiali, numerosissimi nella
zona, a fare i varchi nella rete, perchè vengono qui ad
abbeverarsi. Per l'occasione, ho montato sulla macchina
il mio inseparabile 18 millimetri Nikon. Dante è già
accovacciato in acqua ad attendermi e quando metto la
testa sotto mi "godo" la visibilità ridotta a zero.
Niente paura, è il polverone che abbiamo sollevato noi
stessi entrando da terra, dato che siamo partiti
comodamente partiti dal prato dove ci siamo preparati e
abbiamo lasciato i borsoni. Bastano pochi colpi di pinne
per trovarsi sospesi nel nulla, in uno scenario
surreale, riposante e coinvolgente fatto di grandi
praterie sommerse. Dante parlava di quaranta metri di
visibilità, ed effettivamente il mio sguardo si perde
davvero lontano. Puntiamo verso destra in direzione del
colorificio. I primi metri sono un esplosione di piante
acquatiche di un verde molto chiaro, che formano
intricati ammassi vegetali. Verso il fondo la prateria
tende in alcuni punti ad essere radente come un campo da
golf, con estensioni di pietraie e letti di sabbia molto
scura leggera come il borotalco. Osservare nel display
il subacqueo che naviga a mezz'acqua, sospeso nel
cristallo di questo laghetto, è un'esperienza
indescrivibile, e allora comincio a scattare, con e
senza primi piani (tronchi, o rovi di alghe acquatiche)
da illuminare con i due flash disposti all'estremità dei
lunghi bracci. Lunghissimi filamenti di alghe
ravvicinate, simili a sottili canne di bambù, formano
cespugli molto alti e disposti separatamente uno
dall'altro. Ora siamo nei pressi del colorificio. La
profondità sotto la parete è esigua, con aperture che
lasciano vedere all'interno dell'antico fabbricato. Mi
allontano di alcuni metri, sino a vederlo tutto nel
mirino, con il cielo soprastante dipinto di blu. Per
avere da sotto una visione nitida anche della parte
emersa, trattengo il fiato, e poi scatto, e scatto
ancora, in verticale e in orizzontale. Poi pinneggiamo
verso il cuore del laghetto, in direzione del mulino,
che è il più integro, anche se mancano le pale. Però ci
sono passaggi, scorci, archi e altre strutture
architettoniche che sono molto suggestive, sia da vedere
sia da fotografare. E il bello è che lo sfondo è azzurro
e non verdastro come nella maggior parte dei laghi.
Esploriamo il mulino, notiamo una
vasca di contenimento dell'acqua, mentre alcuni tronchi
d'albero levigati dalle correnti si alzano dal fondo
assieme alle antiche mura, aumentando la stranezza del
luogo. le pareti arrivano quasi a lambire la superficie,
tanto che, posizionandosi in piedi nei punti più alti,
si potrebbe stare con la testa fuori dall'acqua. In
pratica, invece, una cosa del genere è assolutamente da
evitare, perchè alcuni dei massi di copertura sono
semplicemente appoggiati in cima al muro e potrebbero
precipitare per un nonnulla. Alla base di una delle
arcate, dove ci sono alcuni cunicoli, abbiamo incontrato
una grossa trota fario, scappata velocissima. Costante
in tutto il percorso è, invece, la presenza di piccoli
crostacei dalla spiccata attitudine al nuoto, che
disegnano veloci traiettorie anche davanti all'oblò
della custodia. Il secondo mulino è visitabile nel corso
della stessa immersione, dato che dista solo qualche
decina di metri. E' in condizioni peggiori del primo, ma
sono ben visibili le pale, parzialmente coperte dal
sedimento.
Il lago non è grande, tuttavia per
esplorarlo ben bene ci vogliono diverse immersioni. La
zona che abbiamo descritto è certamente la più
suggestiva e quella con la maggior visibilità. Ma
parliamo di acque sorgive, la cui temperatura è di circa
8 gradi. Quindi, per immergersi bisogna coprirsi
adeguatamente, meglio con una muta stagna. Per i
fotografi ci sono, come abbiamo visto, molti spunti
interessanti. Chi dispone della lente per le foto "metà
e metà"farà bene a portarla. Infine non bisogna
sottovalutare il fatto che, immersioni a parte, la
permanenza in questa zona consente di staccare la spina
dal caos cittadino e di tornare in una dimensione umana
che oggi diventa sempre più rara.
Carlo Ravenna
Fonte:
Rivista "SUB" Aprile 2005 n° 235
Le foto