Domenica 17 giugno 2007 Quotidiano "IL TEMPO"

Pellegrinaggio alla statua sommersa

Di Giancarlo Giancerli Segue..

Febbraio 2007  Rivista dei Paesi Bassi "Duiken"

Verzonken wereld

Di Franco Banfi e Sabrina Monella Segue..

Febbraio 2007  Rivista Tedesca "Tauchen"

Versunkene Welt

Di Franco Banfi e Sabrina Monella Segue..

Novembre 2006  Rivista "Mondo Sommerso"

Rovine in fondo al LAGO, ma il lago c'è veramente?

Di Franco Banfi e Sabrina Monella Segue..

Ottobre 2006  Rivista Spagnola " DIVING a fondo"

La magia dei mulini sommersi.

Di Davide Vezzaro e Daiana Nadal Segue..

Maggio 2006  Rivista " AQVA"

Se il mulino è in fondo al lago.

Di Davide Vezzaro e Daiana Nadal Segue..

Settembre 2005  Rivista " Mondo Sommerso"

S. Paolo ci protegge a Capo D'Acqua.

Di Tiziana Tarquini Segue..

Luglio/Agosto 2005 Rivista "DEEP" Il lago delle favole.

Di Denis Palbiani Segue..

Lunedi 20/06/2005 Quotidiano "IL TEMPO"

S. Paolo a fianco dei subacquei.

Di G.Ales.  Segue..

Giugno 2005 Quindicinale "Maracanà"

Cresce in città il movimento dei "sub"

Di Daniela Rosone Segue..

Aprile 2005 Rivista "SUB"

Il Lago degli antichi mulini. 

Di Carlo Ravenna e Sabrina Munzi. Segue..

Novembre 2004 Rivista "IL SUBACQUEO"

Immersioni al lago di Capo D'Acqua.

Di Gianfranco Sacco. Segue..

Giugno 2004 Rivista "IL SUBACQUEO"

Con le immersioni in acque dolci. Il mulino di Capodacqua. Segue..

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Rivista AQVA Maggio 2006 n° 219
Se il mulino è in fondo al lago

Facciamolo strano/Abruzzo

Pinneggiando a Capo D'Acqua, un invaso del fiume Tirino in provincia dell'Aquila, tra resti medioevali ed acqua purissima. E poi a spasso tra pianure, monti e rocche sperdute.

Testo di Daiana Nadal

Foto Di Davide Vezzaro

C'è un lago all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso che si chiama Capo d'Acqua, è immerso in una natura incontaminata in una zona archeologica molto interessante. Uno su tutti il Guerriero di Capestrano, rinvenuto nel 1934 in un vigneto di quella vicina città e rappresenta uno dei più grandi misteri archeologici di tutti i tempi, un monumento scultoreo alto più di due metri, ricavato da un unico blocco di pietra ed esempio più significativo del livello artistico raggiunto dai Piceni nella statuaria.

Il lago, che è privato, era nato nella seconda metà degli anni '60 come riserva idrica per l'irrigazione dei terreni circostanti; oggi è utilizzato anche dall'ENEL per alimentare una centrale idroelettrica ed è alimentato da molte sorgenti in superficie e altrettante sommerse che in origine, unendosi, formavano il fiume Tirino. In prossimità di questi corsi d'acqua sono stati realizzati, pressappoco in età medioevale, due mulini e un colorificio. Oggi l'edificio del colorificio è ancora visibile in superficie, mentre i due mulini si trovano sommersi, in buono stato di conservazione.

E i due mulini e l'invaso che ha acqua pulitissima e una grande visibilità (40 metri) sono diventati un'attrazione per i subacquei: anche perchè la profondità è accessibile, non superando i -10 metri. Insomma, la zona vale una visita anche perchè offre moltissime altre attrattive, fuori dell'acqua.

Incomincia il sogno

Accediamo al lago con facilità dalla strada, dove parcheggiamo l’automobile; qualche metro con l’attrezzatura a spalla e valichiamo un passaggio attraversa le fronde per accedere direttamente allo specchio d’acqua; affioranti la superficie, i resti di parte delle mura di uno dei due vecchi mulini.
L’Acqua è limpidissima, una lunga pinneggiata e sembra di navigare nel Medioevo, di vivere un sogno. La visibilità è ottima, lo notiamo già al momento che poniamo lo sguardo sott’acqua; pinneggiando in superficie fino a raggiungere la metà del lago; le dimensioni sono cosi minute che sembra quasi che la riva ci segua mentre avanziamo. Lentamente scorgiamo la prima parte del muroche scompare lungo il fondoe che rappresenta la nostra guida verso la prima struttura; ci immergiamo e raggiungiamo il fondo in pochi metri d’acqua, dove facciamo bene attenzione a non muoverci violentemente per non creare sospensione e procediamo verso l’altra parte del lago; raggiungiamo rapidamente i primi archi del mulino, siamo soltanto in due ad apprezzare lo spettacolo che si apre davanti a noi. Esploriamo poi la zona più a nord-est, nei pressi del vecchio colorificio: incontriamo ceppi sparsi di vegetazione, che dal fondo salgono maestosi, fino quasi a raggiungere la superficie. Sembra di essere immersi in un immenso giardino di verde lucente; lo scenario è particolarmente suggestivo e si estende su un perimetro molto vasto.
Il mulino sommerso
Raggiungiamo il cuore del laghetto, in direzione del mulino, che è il più integro, anche se mancano le pale. Però ci sono passaggi, scorci, archi e altre strutture architettoniche che sono molto suggestive, sia da vedere sia da fotografare. E il bello è che lo sfondo è azzurro e non verdastro come nella maggior parte dei laghi. Esploriamo il mulino, notiamo una vasca di contenimento dell’acqua, mentre alcuni tronchi d’albero levigati dalle correnti si alzano dal fondo assieme alle antiche mura, aumentando la stranezza del luogo. Le pareti arrivano quasi a lambire la superficie.
Uno spettacolo che avvince: e che termina quando il freddo ci costringe a risalire (l’acqua non supera i 7°). Lasciamo il lago procediamo verso nord e risaliamo parte del fiume Tirino che proviene dal Gran Sasso, dal sistema acquifero di Campo Imperatore e che dopo un percorso carsico di 25 Km fuoriesce a valle. L’assenza di affluenti permette alle sue acque di rimanere sempre incredibilmente limpide. Il corso d’acqua ospita trote fario ed esemplari di gambero d’acqua dolce piuttosto raro. Possibile inoltre incontrare, fuori dall’acqua aironi e gallinelle di fiume, salici cinerini, bianchi ed il ginepro rosso. E poi ci sono le pianure, monti e rocche sperdute. La più rappresentativa è la Rocca Calascio (1460 s.l.m.) che con i suoi quasi 1500 metri di altitudine è il castello più alto d’Italia e fra i più elevati d’Europa, oltre che uno dei più antichi centri abitati dall’uomo in Abruzzo.
Il maschio centrale di forma quadrata, oggi parzialmente scapitozzato, sembra essere stato una torre d’avvistamento altomedievale, se non addirittura romana. L’ingresso è posto a circa 5 metri da terra. Attorno ad esso si è sviluppata una cinta muraria quadrata dotata di singolari torrioni circolari ad ogni angolo, fortemente scarpati ma privi di apparato difensivo a sporgere. La Rocca è collegata al borgo da un ponte in legno, un tempo retrattile.
Tra i resti della Rocca
Le grigie case si arrampicano ai piedi delle rovine sulla cima di un monte, alle falde del quale si adagia il paese di Balascio (fino a circa 1300 m.), capoluogo del Comune omonimo del quale Rocca Balascio costituisce una frazione. Le casette non si dispongono tutto intorno alla cima di un monte a formare un tipico centro di cocuzzolo, ma si raggruppano sul versante volto a mezzogiorno, in cerca di sole.
La parte alta è disabitata dagli ultimi anni ’50, anche se ultimamente qualche casa è stata restaurata e in una di queste oggi possiamo trovare un rifugio-ristorante-ostello. La grande maggioranza degli abitanti di Rocca Balascio emigrò in America, poi in Francia, e , dentro i confini del Regno, in Puglia; altri si sono trasferiti in L’Aquila, e altri ancora sono scesi a Calascio.
Anche il castello è stato oggetto di restauri e consolidamenti, tanto che oggi è pienamente e gratuitamente fruibile. Molti di voi lo ricorderanno come il castello diroccato nel film Lady Hawk (1985).
Torniamo dalla visita alla Rocca Calascio per raggiungere Capestrano, situato su una collina a 500 m d’altezza che si affaccia sulla valle del Tirino ed è – come si è detto in apertura – il luogo di ritrovamento del guerriero, che ora è al museo di Chieti. C’è un importante castello che sorge proprio a fianco della piazza, il Castello di Piccolomini risalente a metà del 1400. Una struttura suggestiva, modificata rispetto al suo aspetto originario in seguito al restauro avvenuto nel 1924, durante il quale diversi particolari del castello sono stati modificati. Non ostante i cambiamenti, il castello mantiene tutto il suo fascino.
Poco distante, il piccolo paese di Ofena. Non dite agli abitanti (500) che lo ricordate perché li abita quell’Adel Smit che ingaggiò con lo Stato la discutibile battaglia per il crocifisso a scuola. Si offenderebbero, a ragione. Non dite loro che il “guerriero” da quelle parti ritrovato è di “Capestrano”: perché vi spiegheranno che l’unico centro dei Vestini, antiche popolazioni del luogo alla cui opera probabilmente la statua risale, di cui si abbiano notizie certe è Aufinium (Ofena). Aufinium era preesistente al Guerriero, mentre Capestrano è sorto la bellezza di 2000 anni dopo.
Il perimetro abitativo si estendeva dalle sorgenti del lago di Presciano, a Capo d’Acqua e S. Pelagia. Quindi, anche la necropoli di Capestrano (VI sec. A.C.) «appartiene senza ombra di dubbio ad Aufinium, municipio romano, che deve rivendicarne il diritto e non a Capestrano che è paese di nascita medioevale.». Dite cosi e gli abitanti di Ofena vi diverranno amicissimi.
 

Davide Vezzaro e Daiana Nadal

Fonte: Rivista "AQVA" Maggio 2006 n° 219

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