Rivista SPAGNOLA "DIVING a fondo" Ottobre 2006 n° 79
La magia dei mulini sommersi
la
grande avventura/Italia
TRADOTTO IN ITALIANO
Un’area, quella del Lago di Capo D’Acqua, che non stupisce solamente
per i particolari sommersi, ma anche per gli interessanti spunti sulle cime arroccate a ca.
1500 metri d’altezza. Un quadro idilliaco di rara bellezza.
Testo
di Daiana Nadal
Foto
Di Davide Vezzaro
Arriviamo a Roma di primo mattino,
con il tempo che non da segni di miglioramento, da
diversi giorni piove e del sole neanche l’ombra.
Inforcata l’auto viaggiamo per 150 Km nord-est in
direzione L’Aquila, dove abbiamo appuntamento con Dante,
che ci condurrà nei giorni a seguire nel suo piccolo
scrigno di lago da lui premurosamente gestito a
beneficio di chiunque fosse interessato a rivivere un
po’ di storia medioevale.
Discorriamo sugli aspetti organizzativi e su come
gestire al meglio il nostro soggiorno, in quanto oltre
alle stupende rovine di due mulini sommersi, la zona
offre una miriade di altre alternative anche fuori dalla
superficie dell’acqua.
Un fondale da sogno
L’acqua è limpidissima, una lunga pinneggiata e sembra
di essere tornati all’epoca del medioevo, di vivere un
sogno. Nel tardo pomeriggio la situazione meteorologica
peggiora ulteriormente, ma decidiamo di avventurarci
comunque in acqua in cerca delle strutture sommerse;
un’immersione di perlustrazione per analizzare lo
scenario fotografico che ci aspetta per le immersioni
del mattino seguente.
Pur considerando l’ora tarda e le condizioni climatiche,
la nostra immersione, sulle strutture sommerse tanto
sospirate, che riflettono la poca luce rimastra, ci
mostra in venti brevissimi minuti di avventura, un
assaggio dello scenario esistente.
Il giorno seguente, il tempo sembra volerci favorire e a
metà mattinata il sole ci illumina e riscalda con i suoi
raggi. La visita al lago è dunque incentivata da
condizioni climatiche ottime anche se la temperatura
dell’acqua ci obbliga ad indossare una muta stagna.
Accediamo al lago con facilità dalla strada, dove
parcheggiamo l’automobile; qualche metro con
l’attrezzatura in spalla e ci troviamo di fronte al
piccolo passaggio attraverso le fronde che ci permette
di accedere direttamente allo specchio d’acqua; con un
attimo di attenzione notiamo, affioranti la superficie,
i resti di parte delle mura di uno dei due vecchi
mulini.
Il lago, scrigno dei mulini, è stato creato
artificialmente e mantiene intatte le strutture
sommerse; l’immersione, suscita in ogni subacqueo una
sensazione inizialmente strana, non è infatti quotidiano
incontrare sott’acqua resti di costruzioni medioevali.
La visibilità è ottima, lo notiamo già al momento in cui
poniamo lo sguardo sott’acqua; pinneggiamo in superficie
fino a raggiungere la metà del lago; le dimensioni delle
stesso sono così minute che sembra quasi che la riva ci
segua mentre avanziamo.
Lentamente scorgiamo la prima parte del muro che
scompare lungo il fondo, che rappresenta la nostra guida
verso la prima struttura di muro; ci immergiamo e
raggiungiamo il fondo in pochi metri d’acqua, dove
facciamo ben attenzione a non pinneggiare violentemente
per non creare sospensione, che danneggerebbe il nostro
sogno e procediamo verso l’altra parte del lago;
raggiungiamo rapidamente i primi archi del mulino, siamo
in due e soli ad apprezzare lo spettacolo che si apre
davanti a noi, la visibilità incredibile si aggiunge
allo spettacolo già epico. La nostra prima immersione
del giorno dura poco più di 30 minuti, ed è prima di
altre due che seguiranno.
Durante la nostra seconda immersione esploriamo la zona
più a nord-est, nei pressi del vecchio colorificio,
incontriamo ceppi sparsi di vegetazione, che dal fondo
salgono maestosi, fino quasi raggiungere la superficie.
Sembra di essere immersi in un immenso giardino di un
verde lucente; lo scenario è particolarmente suggestivo
in quanto si estende su un perimetro vasto ed in pieno
contrasto con quanto appena vissuto durante la prima
immersione. Sembra di vivere un racconto fiabesco, se
non fosse per il freddo che ci riconduce presto alla
realtà; un luogo d’assaporare in tutta calma,
dimenticando le ordinarie, affollate immersioni, magari
con un’pò di fortuna solamente a fianco del proprio
compagno di immersioni. Un logo di rilassamento e nel
contempo di profonda meditazione.
Dal punto di vista fotografico la visita ai mulini
rappresenta una proposta molto allettante, per chi cerca
scatti particolari che discostano un attimo dagli
scenari più popolari di ambiente marittimo.
Pur abbandonando a malincuore queste stupende acque,
dopo tre fredde ma stupende immersioni, scopriamo quanto
questo luogo ha d’offrire anche oltre la superficie
dell’acqua.
Tirino fonte di acque limpidissime
Dal lago di Capo D’Acqua, procediamo verso nord e ne
approfittiamo della stupenda giornata per risalire parte
del fiume che proviene dal Gran Sasso, dal sistema
acquifero di Campo Imperatore che dopo un precorso
carsico di 25 km fuoriesce a valle; non ci immergiamo
nelle sue acque anche se dall’esterno sembrano molto
interessanti sia da profilo della visibilità che dalla
presenza di vita. L’assenza di affluenti permette alle
sue acque di rimanere sempre incredibilmente limpide.
Approfondiamo con Dante e scopriamo che il fiume ospita
diverse creature interessanti tra le quali la trota
fario e il gambero d’acqua dolce oramai rarissimo se non
addirittura scomparso. Possibile inoltre incontrare
fuori dall’acqua, aironi e gallinelle di fiume, salici
cinerini, bianchi ed il ginepro rosso. Una interessante
alternativa allo già splendido scenario dei mulini.
Tra rocche e strutture medioevali
Che dire, lo scenario vissuto in immersione continua
oltre che nei pressi del fiume Tirino, anche sulle
pianure, monti e rocche sperdute. La zona è
incredibilmente valorizzata da un contorno limitato
solamente da silenti e maestose montagne, l’ombra dei
boschi, sul tracciato di strade millenarie che
costeggiano borghi, conventi fanno sognare ed
immaginare; la più rappresentativa è la Rocca Calascio
(1460 s.l.m), sovrastata dai ruderi del castello,
un’antica fortificazione a torre risalente al primo
medioevo. Questo splendido borgo, già scenario di
numerosi films, tra i quali il celebre “Lady Hawk” e
situata nel bel mezzo del Parco Nazionale del Gran
Sasso-Laga. Dedichiamo l’intero terzo giorno di
permanenza in loco per visitare minuziosamente tutta
quest’area di interesse storico, che permette inoltre di
isolarsi per un attimo dalla frenesia della città. Una
tappa da non tralasciare, specialmente se la giornata è
soleggiata, dove la visibilità a perdita d’occhio
permette di assaporare dell’imprendibile vista su tutta
la pianura e montagne adiacenti la rocca.
Torniamo dalla visita alla Rocca Calascio per uno
spuntino in piazza del piccolo ma caratteristico paesino
di Capestrano; attendiamo Dante per scambiare quattro
chiacchiere gustando i piatti tipici del luogo, e nel
frattempo notiamo l’imponente castello che sorge proprio
a fianco delle piazza del paesino, che prende il nome di
Castello di Piccolomini risalente a meta del 1400. Una
struttura suggestiva, che rivisitiamo per scattare
qualche fotografia in tarda serata; il contrasto tra la
luce riflessa dei riflettori e la colorazione delle
mura, mostrano degli scorci molto particolari , che
permettono di beneficiare di uno scenario inatteso.
La costruzione è stata modificata rispetto al suo
aspetto originario in seguito al restauro avvenuto nel
1924, durante il quale diversi particolari del castello
sono stati modificati. Nonostante i cambiamenti posti,
il castello mantiene tutto il suo fascino.
Ultimiamo gli scatti e riprendiamo la via del ritorno.
In tre giorni di viaggio è stato possibile assaporare
un’ottima cucina, delle immersioni da sogno e
passeggiate interminabili in altitudine, dispersi in
mezzo alle montagne. Unico suggerimento, partite al più
presto, per toccare con mano l’avventura.
Davide Vezzaro e Daiana Nadal
Fonte:
Rivista "DIVING
a fondo" Ottobre 2006 n° 79