
L’acqua è di un verde quasi irreale, fredda al punto da pizzicare la pelle anche in piena estate. Dal fondo, tra riflessi turchesi e pietre chiare, appaiono le sagome nette di mura, arcate, macine. Il Lago di Capodacqua, in Abruzzo, è uno di quei posti in cui il paesaggio non si limita a essere bello: racconta una storia sommersa, letteralmente, che si intreccia con mulini medievali, transumanza e il corso limpidissimo del fiume Tirino. E attorno, una manciata di borghi di pietra – Capestrano, Navelli, Villa Santa Lucia – che meritano di trasformare una gita in un mini?viaggio.
Nell'articolo
Lago di Capodacqua: la “piccola Atlantide” tra i monti d’Abruzzo
Lago di Capodacqua
Il Lago di Capodacqua si trova nel territorio di Capestrano, nella Valle del Tirino, all’interno di un’area rurale fatta di campi coltivati, casali e pendii che salgono verso il massiccio del Gran Sasso d’Italia.
È un bacino artificiale, creato negli anni Sessanta con una diga che ha sbarrato il corso superiore del Tirino per garantire acqua ai terreni della zona. Sotto la superficie, però, non ci sono solo pietre: ci sono due mulini di epoca medievale ancora ben riconoscibili, con pareti, finestre e volumi leggibili anche dopo l’invaso.
Le acque del lago sono alimentate dal bacino sotterraneo del Gran Sasso, una sorta di serbatoio naturale che garantisce una portata costante e soprattutto una temperatura che si mantiene sui 10 gradi tutto l’anno. L’acqua rimane quindi molto fredda, trasparente, con pochissima vegetazione subacquea. Risultato: visibilità subacquea eccellente, che rende questo specchio d’acqua una meta di culto per chi pratica immersioni.
La zona, prima dell’invaso, era abitata e sfruttata da secoli. Le fonti ricordano insediamenti già in età etrusca, poi mulini, attività artigiane, un colorificio.
Con la costruzione della diga, nel 1965, le strutture sono state sommerse, ma non distrutte. Oggi le loro sagome emergono nette nelle fotografie subacquee: archi, macine, canalizzazioni d’acqua ormai popolate da trote e da una flora lacustre che ammorbidisce gli spigoli delle pietre.
In superficie, il lago ha dimensioni contenute e non è un luogo da “giornata in spiaggia”. È un’area privata, recintata, con accesso legato principalmente alle attività di diving. Non è balneabile, non è una zona attrezzata per prendere il sole o fare picnic a bordo riva. Chi cerca un posto dove stendere l’asciugamano e fare il bagno farebbe meglio a orientarsi su altre località abruzzesi; chi invece sogna di pinneggiare tra mulini sommersi e rovine sott’acqua, qui trova uno scenario fuori dall’ordinario.
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Fare immersioni nel Lago di Capodacqua e vivere il fiume Tirino
Capodacqua
Il Lago di Capodacqua è una destinazione pensata soprattutto per subacquei esperti o con una buona base tecnica.
Per le immersioni con le bombole e la gestione delle attività subacquee nell'invaso è necessario rivolgersi unicamente ad Atlantide scuola sommozzatori, l'associazione di subacquea che gestisce il Lago di Capodacqua (tra le prime tre immersioni al mondo di acqua dolce).
Un dettaglio da tenere presente: l’acqua è fredda tutto l’anno, quindi servono attrezzatura adeguata (muta stagna o comunque spessore importante) e buona preparazione fisica.
L’assenza quasi totale di vegetazione sul fondale, dovuta proprio ai 10 gradi costanti, restituisce un ambiente nitido, quasi grafico: pietra chiara, alghe rade, giochi di luce filtrata che scolpiscono archi e finestre.
Per chi ama l’acqua ma preferisce restare in superficie, la Valle del Tirino offre alternative più morbide ma altrettanto interessanti. Il fiume Tirino, alimentato dalle sorgenti di Presciano, Capo d’Acqua e Lago, è considerato uno dei corsi d’acqua più limpidi d’Europa: scorre tra salici, pioppi secolari e canneti, con colori che cambiano dal verde smeraldo all’azzurro intenso a seconda della luce.
Lungo le rive partono escursioni in canoa o kayak gestite da cooperative locali, che permettono di scivolare sull’acqua quasi trasparente, osservando sul fondo ciottoli chiari, ciuffi di vegetazione e pesci che nuotano lenti.
Chi preferisce muoversi a piedi può seguire i sentieri che costeggiano le sponde, ascoltando lo scorrere dell’acqua e il fruscio delle foglie dei boschetti di salici. In alcuni tratti la corrente è così calma che il fiume sembra uno specchio, con le sagome dei monti ribaltate sulla superficie; in altri, piccoli salti e rapide creano rumori più intensi, ideali come colonna sonora per una camminata nel verde.
Borghi, abbazie e villaggi di pietra: cosa vedere attorno a Capodacqua
Capestrano
Il Lago di Capodacqua è solo una delle tessere di un mosaico più ampio. Nel raggio di pochi chilometri si concentrano borghi medievali, abbazie romane, musei insoliti e persino un antico villaggio in pietra tra i pascoli.
Il centro più vicino è Capestrano, adagiato su un promontorio che domina la valle. L’ingresso nel borgo avviene ancora attraverso le antiche porte delle mura, come Porta Parete o Porta del Lago. Una volta dentro, si sale tra vicoli stretti, scalinate in pietra, case addossate le une alle altre per ragioni difensive. Al centro spicca il Castello Piccolomini, con bastioni circolari, una torre quadrata interna (resto dell’antica fortificazione medievale) e un cortile con pozzo quattrocentesco.
Nella sala d’ingresso è esposta una riproduzione del celebre Guerriero di Capestrano, statua del VI secolo a.C. rinvenuta nel 1934 in un terreno vicino al fiume: l’originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, a Chieti, ma qui se ne può cogliere la monumentalità.
Sempre a Capestrano vale una sosta l’Abbazia di San Pietro ad Oratorium, immersa nel verde vicino al fiume. La chiesa, fondata nel periodo longobardo e poi riplasmata in stile romanico tra XI e XII secolo, ha una facciata scandita da grandi blocchi di pietra chiara e un interno a tre navate con absidi e affreschi medievali. All’esterno, vicino al portale, è incastonato il celebre quadrato del Sator, una lastra con incise le parole latine SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS disposte in modo da poter essere lette in più direzioni. È un enigma che continua ad attirare studiosi e curiosi, che si divertono a interpretarlo e fotografarlo da vicino.
Salendo di quota, tra Capestrano e la piana di Navelli, si incontra Villa Santa Lucia degli Abruzzi, un borgo minuscolo sul versante nord?orientale della Valle del Tirino.
Le case in pietra, le strade silenziose e i segni ancora visibili del terremoto del 2009 raccontano un paese che sta ricostruendo lentamente il proprio tessuto, puntando su piccole aziende agricole e su esperienze legate al territorio. Nei dintorni si trova il Villaggio delle Capanne di Pietra, un gruppo di costruzioni in muratura a secco che richiama i tholos della Maiella ma con dimensioni diverse e una disposizione che fa pensare a un vero insediamento agro?pastorale, abitato da pastori, agricoltori e artigiani almeno mille anni fa. Oggi molte capanne sono state censite, altre sono ancora nascoste dalla vegetazione, e durante le escursioni con guide locali si attraversano zone dove non è raro avvistare cervi, cinghiali, lupi.
Spostandosi verso la Piana di Navelli, il borgo di Navelli offre un’altra faccia della valle: vicoli in salita, palazzi antichi e soprattutto le coltivazioni di zafferano, uno dei prodotti simbolo dell’Abruzzo. Nei mesi autunnali le campagne si tingono dei piccoli fiori viola, ma la presenza dello zafferano si percepisce tutto l’anno nelle botteghe e nei piatti.
A Navelli opera anche realtà innovative come CantinArte, azienda che ha scelto di produrre un vino pecorino bianco in quota, in condizioni che loro stessi definiscono “viticoltura eroica”, con rese limitate ma grande attenzione alla qualità. Prenotare una degustazione nella loro sede storica significa entrare in un luogo che è allo stesso tempo cantina e spazio espositivo, con etichette e opere d’arte che raccontano il legame tra vino e territorio.
Capestrano, infine, conserva diversi edifici religiosi interessanti oltre San Pietro ad Oratorium: la Chiesa di Santa Maria della Pace, con interno barocco a tre navate e un campanile “a cipolla”, la Chiesa di San Biagio di origini medievali, il Convento Francescano di San Giovanni con una biblioteca che custodisce una bibbia in pergamena del XV secolo e una bolla papale del 1262. Un itinerario a piedi nel borgo permette di passare dalle testimonianze medievali alle epoche successive, fino alle tracce del Novecento nelle insegne e nelle botteghe.
Sapori della Valle del Tirino, quando andare e come arrivare
Capodacqua
La Valle del Tirino è un territorio in cui l’agricoltura non è sfondo, ma protagonista. Molti dei piatti che si incontrano nei ristoranti e agriturismi tra Capestrano, Capodacqua, Villa Santa Lucia e Navelli sono costruiti attorno a cereali antichi, legumi locali, zafferano, tartufo, trote di fiume.
Tra le specialità tipiche di Capestrano spiccano i piatti a base di trota e gambero di fiume del Tirino, protagonisti anche di una sagra estiva, e gli amaretti alle mandorle, croccanti fuori e morbidi dentro, perfetti da portare via come ricordo gastronomico. A tavola compaiono spesso vini locali, tra cui Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo, a volte provenienti dagli stessi campi che circondano gli agriturismi.
Per quanto riguarda il periodo migliore, la Valle del Tirino è visitabile tutto l’anno, ma primavera e inizio autunno offrono il compromesso più favorevole: temperature miti, fiume Tirino in gran forma, colori intensi ma senza il caldo più duro. L’estate è ideale per le attività in acqua – canoe, passeggiate lungo il fiume, immersioni nel lago – tenendo però conto che al Lago di Capodacqua l’acqua rimane freddissima. L’inverno, soprattutto nelle giornate limpide, regala panorami nitidi sui monti innevati e un’atmosfera particolarmente quieta nei borghi.
Per arrivare, il riferimento principale è Capestrano, che segna anche l’accesso meridionale al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. In auto, chi proviene dalla costa adriatica può utilizzare l’asse attrezzato e le strade interne che risalgono verso la Piana di Navelli e la Valle del Tirino; chi arriva dall’interno dell’Abruzzo o da Roma segue le arterie che portano verso L’Aquila e poi devia in direzione sud?est. Le strade sono generalmente scorrevoli ma con tratti curvilinei tipici delle aree appenniniche, quindi meglio prevedere tempi larghi se si viaggia con bambini o persone poco abituate alle strade di montagna.
La permanenza ideale varia in base agli interessi: chi è interessato solo al diving nel Lago di Capodacqua può concentrare tutto in una giornata ben organizzata; chi vuole assaggiare anche i borghi, le escursioni lungo il Tirino, una degustazione di zafferano o vino e magari un “safari del tartufo” dovrebbe considerare almeno due giorni pieni, con una notte in un B&B diffuso o in agriturismo tra Capestrano, Villa Santa Lucia e Navelli. In questo modo si riesce a cogliere il ritmo lento della valle, il profumo di legna la sera, le luci dei borghi che si accendono sui pendii, e a dare finalmente spazio a quel lago che custodisce sotto la sua superficie una storia intera da esplorare.
Fonte: The Wom travel